Paura e angoscia: come distinguerle e come gestire l’ansia e gli attacchi di panico

Così l’ansia, l’angoscia e la paura ci tengono prigionieri

Per quanto ci si possa sforzare ogni giorno di mantenere la calma e di sorridere in ogni circostanza, nonostante la vita possa non essere sempre rose e fiori, l’ansia è spesso un sentimento inevitabile. Un malessere che talvolta è anche difficilmente spiegabile e che non necessariamente è legato a situazioni od eventi particolari: la maggior parte delle volte si manifesta senza preavviso e all’improvviso, mentre ci stiamo dedicando ad una qualunque attività, rendendo difficile l’individuazione delle cause che possano averla scatenata. Si presenta peraltro in modi e forme diverse, con intensità e conseguenze assai differenti, provocando nella maggior parte dei casi paura e angoscia. Convivere con l’ansia è tuttavia possibile, a patto ovviamente che la si impari a gestire facendo in modo che non degeneri ulteriormente e non permettendole di trasformarsi in una patologia invalidante. La prima cosa da fare è dunque imparare a riconoscerla, operazione che, evidentemente, non è facile come sembra. Innanzitutto c’è da fare una differenza piuttosto sostanziale con gli attacchi di panico, che talvolta si manifestano in maniera molto simile agli episodi di ansia. Si tratta per la verità di due fenomeni molto diversi, sia sotto il profilo delle cause scatenanti che dal punto di vista dei sintomi e delle ripercussioni sulla routine quotidiana. Cerchiamo di capire in cosa differiscano.

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Che differenza c’è tra ansia ed attacchi di panico?

A differenza degli attacchi di panico l’ansia è una sensazione piuttosto ricorrente. Non c’è essere umano che non ne soffra. C’è chi tuttavia sa come gestirla ed incanalarla nella giusta maniera, a differenza di chi invece ne fa una malattia e si lascia sopraffare da questo senso di angoscia che si fa sempre più opprimente, al punto tale da causare sconforto e scoraggiamento. Spesso senza un motivo si manifesta in modo eccessivo ed incontrollato, provocando delle reazioni spropositate rispetto alle circostanze che l’hanno provocata e spingendoci a comportarci in maniera inusuale. Quando l’ansia raggiunge il livello massimo può degenerare in quelli che sono comunemente noti come attacchi di panico, che si verificano per fortuna in forma episodica ma che possono diventare veramente invalidanti nella vita di tutti i giorni. Non resta che capire, a questo punto, in cosa affondi le radici quella brutta bestia che è l’ansia. È bene chiarire immediatamente, sgomberando il campo da ogni dubbio, che checché se ne dica si tratta di una vera e propria patologia. A differenza delle malattie classiche però individuarne le cause scatenanti non è sempre possibile, a meno che non si decida di chiedere aiuto ad uno specialista. Talvolta è la conseguenza diretta di una naturale predisposizione al nervosismo, mentre in alcuni casi è dettata da una serie di fattori che influenzano la nostra mente.

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Quando l’ansia affonda le sue radici nel passato

Non è raro che un soggetto che soffre d’ansia abbia alle spalle un’infanzia caratterizzata da genitori a loro volta iperansiosi e troppo protettivi. In queste circostanze è assai probabile che l’angoscia e la paura siano state trasmesse ai figli proprio da mamme e papà troppo esigenti ed esasperanti, che comportandosi in questa maniera hanno minato alla base la fiducia e l’autostima della prole. Le ovvie conseguenze di questo disastroso atteggiamento si manifestano generalmente in età adulta, quando la mancanza di fiducia in se stessi si tramuta in un senso di apprensione che ci impedisce di vivere la quotidianità con lo spirito e la determinazione giusti. Sebbene si tenda ad accomunarle, c’è tuttavia una leggera differenza tra ansia ed angoscia: la seconda è una manifestazione ancor più eclatante della prima che può generare, nei casi più estremi, ripercussioni neurologiche. Quando l’angoscia si fa ingestibile può causare addirittura quella che in gergo medico si chiama tetania, uno stato patologico che causa una contrazione involontaria e forzata dei muscoli. Uno stato d’ansia particolarmente grave che, se non curato per tempo, può compromettere inesorabilmente le nostre vite.

Come capire se si tratta di ansia oppure di semplice paura

Un altro errore piuttosto comune è quello di confondere l’ansia con la paura. Quest’ultima è per la verità molto diversa dalla prima, perché nella sua forma più eclatante può addirittura essere paralizzante. Innanzitutto è bene specificare che la paura è una reazione istintiva che mette in moto, in caso di pericolo, tutti i meccanismi di difesa propri dell’essere umano. A volte si manifesta in forma esagerata, eppure è indispensabile per la nostra sopravvivenza perché può salvarci la vita. Il campanello d’allarme suona quando la paura inizia ad essere associata da reazioni fisiche spropositate: quando, cioè, la produzione di adrenalina si fa eccessiva paralizzando il corpo e impedendo l’attivazione dei meccanismi di difesa. Alla paralisi totale fanno spesso seguito delle emozioni contrastanti: una volta che il pericolo che l’ha provocata scompare, la tensione inizia a calare causando un improvvisto tremore, un sudore freddo ed un senso generalizzato di stordimento. È solo in quell’esatto momento, non prima, che l’essere umano si rende conto di aver provato paura e di non essere stato in grado di gestirla correttamente.

Come curare l’ansia e liberarsene una volta per tutte

Una volta comprese le differenze di base tra l’ansia, gli attacchi di panico, la paura e l’angoscia, sarebbe il caso di soffermarsi sulle possibili cure degli stati ansiosi. A meno che non si manifesti in forma patologica, la si può tenere a bada facendo ricorso alle cosiddette medicine dolci: si tratta, nel caso specifico, di fitoterapia ed agopuntura, delle pratiche che inducono una piacevole sensazione di relax e che insegnano a tenere sotto controllo gli stati ansiosi e tutte le conseguenze che ne derivano. Un discorso assai diverso va fatto invece nel caso in cui l’ansia sia ormai diventata parte integrante della nostra quotidianità: sarà lo specialista, in circostanze del genere, a prescrivere dei farmaci appositi ai propri pazienti, avendo cura di somministrare loro le dosi giuste e necessarie in base alla gravità della patologia. Questi farmaci agiscono direttamente sul sistema nervoso, favorendo il relax e placando quel senso di angoscia che spesso si fa opprimente al punto tale che si ha come la sensazione di non riuscire neanche più a respirare. Tuttavia è bene sottolineare che questi farmaci sono sì in grado di alleviare i sintomi dell’ansia, ma non possono fare nulla per agire sui meccanismi mentali che la provocano. Per intervenire su quelli è assolutamente necessario che ai trattamenti farmacologici venga associata una terapia ad hoc che abbia lo scopo di individuare le cause scatenanti degli stati d’ansia e di insegnare al paziente a tirare fuori tutto quello che c’è nella sua mente. Si chiamano terapie comportamentali proprio perché hanno come fine ultimo quello di trovare l’origine dell’ansia e di capire in che modo possa essere gestito quel senso di sconforto che ti attanaglia in determinati momenti.

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